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Edinburgo, capitale a misura d’uomo.

Non amare Edimburgo a prima vista significa non coglierne l’essenza, i colori e i sapori.
Si tratta di una capitale decisamente a misura d’uomo, che mi ha colpito per la totale assenza di quei ritmi caotici che contraddistinguono il battito metropolitano di grandi città come Londra, Parigi, Roma o Madrid.

Bastano tre giorni per visitare tutto ciò che di turistico essa offre, ci vorrebbe molto più tempo per apprezzarne ogni sua sfaccettatura ed impulso vitale; se avete poco tempo a disposizione non temete, riuscirete comunque a godere di ciò che la città offre.

Il periodo della mia permanenza è stato quello prenatalizio, nel quale, a mio avviso, la città regala emozioni uniche, grazie alla sua atmosfera magica, tipicamente UK.
Sotto il profilo fotografico ho scelto di viaggiare leggero, anzi leggerissimo, usando un approccio esclusivamente “street” e meno cartolina, come ormai mi sono abituato a fare.

Splendidi i colori che Edimburgo regala al tramonto, innumerevoli gli spunti fotografici tra le viuzze del Royal Mile.
Qui vi propongo una serie di scatti realizzati con Leica M262 in accoppiata 35 summarit 2.4 ASPH, che mi hanno restituito scatti dai colori vibranti e con un timbro decisamente poco digitale,molto vicino alla pellicola.

Giuseppe

Formentera: Isola inaspettata

Nell’immaginario collettivo Formentera, insieme ad Ibiza, è un’ isola modaiola, dove i cosiddetti “Vip” trascorrono le loro vacanze e dove i trend leader traggono ispirazione per la stagione che verrà.
Un’ isola che è letteralmente invasa da folle di ragazzi nei mesi di luglio ed agosto, ma che cambia man mano che l’estate volge al termine, mostrando il suo volto più autentico e selvaggio.
La Formentera che ho fotografato è questa: l’isola che è stata scoperta dagli Hippie nei mitici anni 60; l’isola dei concerti dei Pink Floyd, di Bob Dylan e dei Beatles; l’isola in cui anche David Gilmour aveva deciso di trascorrere il suo tempo.
Non tutti conoscono questo lato nascosto, così ho voluto nei miei scatti rappresentare il senso di libertà che mi ha subito trasmesso, e del quale porterò sempre uno splendido ricordo per tutta la vita.

Nudo & Nudo
Il nudo è quanto di più inflazionato e difficile esista nel mondo della fotografia.
Oramai la nudità fa parte della nostra vita, siamo infatti circondati da corpi nudi, bombardati da modelle, stelline, e soubrette varie ed eventuali che posano senza veli o in abiti succinti, ognuna di loro con l’obiettivo di ottenere quanti più “like” sui profili social.
Per questa ragione il fotografo che si cimenta con un nudo deve sperimentare continuamente per poter ottenere dei risultati originali, lontani dai soliti cliché.
Ho sempre ammirato il grande Avedon ed l’imprevedibile Mapplethorpe: entrambi, se pur con stili e canoni diametralmente opposti, hanno ridisegnato il concetto di nudo fotografico.
In questa serie di scatti ho voluto creare un contrasto tra le sinuose forme della splendida Chiara e l’asprezza dell’ambiente circostante, eccellente backstage per catturare l’attenzione dell’osservatore.
Il soggetto quasi si perde nel paesaggio, diventandone elemento essenziale, ma allo stesso tempo la sua armonia si ricongiunge alla bellezza della natura, ricomponendo la dicotomia iniziale.
Si tratta di un genere fotografico che suscita ancora imbarazzo ed è foriero di numerosi dibattiti tra chi non gradisce la nudità, ritenendola scabrosa, e chi invece ne apprezza la semplicità, giudicandola come elemento primordiale e puro della natura umana.
Qui si vuole dare una lettura diversa del nudo, senza alcuna velleità di ritenersi depositari della verità assoluta.
Da buon siciliano chiudo citando lo scrittore Tomasi di Lampedusa che, ne “ il Gattopardo” invita l’amico sacerdote a non aver timore della nudità del corpo, lui che è abituato a qualcosa di molto più oscuro e scabroso: la nudità dell’anima.

Diario di Viaggio
Istanbul – 11/03/2015

Una delle mete che ho sempre sognato di raggiungere era Istanbul, la città dei cento nomi.
Crocevia tra oriente ed occidente Istanbul esercita un fascino eccezionale sul viaggiatore, lasciando qualcosa di indelebile nella sua anima.
La città è un perfetto esempio di multiculturalità, e, nonostante le spinte integraliste e i duri attacchi terroristici, in essa convivono pacificamente le tre maggiori religioni monoteiste: Cristianesimo, Islam ed Ebraismo.
Per mio modo di essere affronto il viaggio non da turista ma da viaggiatore, questo mi porta ad esplorare soprattutto le zone che non sono segnalate dai depliant turistici; ciò mi ha spinto verso quelle zone vissute prevalentemente dai cittadini di Istanbul, per assaporarne gli odori, i suoni ed i colori.
La città colpisce subito per la sua enormità e diversità.
Spostandosi sull’altra riva, quella orientale, si approda nel suggestivo quartiere di Uskudar, colmo di locali, gente che beve e conversa e di tanti bei cagnoloni, ansiosi di farvi da guida lungo i vicoli.

Fermatevi a gustare le specialità culinarie e a conversare con la gente, troverete tutti molto disponibili e pronti a raccontarvi aneddoti divertenti e originali.

Nel visitare Istanbul osservate la dovuta e normale prudenza, ma non vi fate condizionare dall’incubo terrorismo, perché questo sarebbe una grande sconfitta per chi ama i viaggi e quindi anche la fotografia.